Studio Mirabile Baccarani
Ragionieri Commercialisti - Revisori legali dei conti
Mirabile srl
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Rassegna Fiscale
Lega-FI, torna il duello sulle banche Il caso degli aumenti ai magistrati
Dal 9 al 12 novembre dovrebbero tenersi le audizioni sul disegno di legge di Bilancio. Per il deposito degli emendamenti il termine previsto sarebbe il 17 novembre. La maggioranza interverrà sull’incentivo per l’aggregazione delle piccole imprese. Il vice premier Salvini insiste per un contributo maggiorato di banche e assicurazioni che potrebbe essere usato per aiutare famiglie, lavoratori e pensionati. Ma il settore finanziario, come quello energetico, non ci sta. Le banche fanno osservare che non sarebbe stata pienamente rispettata neppure la promessa del Governo di escludere i piccoli istituti dall’aumento di 3 punti dell’Ires, perché la manovra esclude solo le banche con imponibile sotto i 6,7 milioni di euro, una soglia giudicata troppo bassa. La Lega cercherà di precisare meglio le finalità del Fondo da 850 milioni per la flessibilità previdenziale, in modo da essere certo che venga utilizzata per dare la possibilità ai lavoratori con 64 anni di età e 36 di contributi di andare in pensione.
Energia, aiuti anche alle Pmi Sono 6 miliardi fino al 2030 (se si investe nella transizione)
Tra il 2027 e il 2030 la manovra approvata dal Governo stanzia circa sei miliardi di euro per far diminuire i costi dell’energia schizzati a causa del conflitto bellico tra Usa e Iran. Oggi il prezzo dell’energia elettrica in Italia al mercato all’ingrosso ha toccato un nuovo picco a 282,30 euro al megawattora, il livello più alto da metà dicembre 2022 e quasi triplo rispetto a un anno fa. Stesso rincari per il gas con l’indice italiano a 107 euro al megawattora e triplicato in un anno. I fondi stanziati serviranno alle aziende per comprare energia elettrica a prezzi inferiori a quelli del mercato all’ingrosso. Si chiama ‘energy release’ e potrà essere applicato anche alle piccole e medie imprese. Per le energivore, che hanno già l’energy release fino al 2027, sono previsti fondi per un miliardo nel 2028, 800 milioni nel 2029 e 700 milioni nel 2030. Le imprese beneficiarie dovranno investire per ridurre i consumi energetici e le emissioni di anidride carbonica.
Pacchi, cancellata la sovrattassa italiana da 2 euro
L’articolo 30 della manovra 2027 cancella la tassa italiana di due euro sui pacchi extra Ue sotto i 150 euro. Nata per contrastare gli acquisti di ultra fast fashion sui colossi cinesi come Shein e Temu, si sarebbe dovuta aggiungere alla tassa di 3 euro introdotta dalla Commissione europea. Alla base della decisione c’è il cambiamento intervenuto nel mercato dopo l’introduzione del dazio europeo da 3 euro che secondo Bruxelles ha contribuito a ridurre di oltre il 60% le spedizioni dichiarate in dogana. L’abolizione del prelievo italiano è una buona notizia per il Codacons che temeva potesse portare ‘il costo complessivo di una spedizione a 7 euro ad articolo, senza contare il peso dell’Iva’. Ieri è entrata in vigore la commissione di gestione Ue, un nuovo contributo di 2 euro che si aggiunge al dazio Ue di 3 euro.
Mutui, in due anni i tassi in salita erodono il 10% del potere d’acquisto
Erosione del potere di acquisto. A ottobre 2026 la casa che una famiglia con uno stipendio fisso può permettersi vale circa 19 mila euro in meno rispetto a quella che avrebbe potuto comprare a gennaio 2025. Lo stipendio è lo stesso e la rata pure ma a cambiare è stato soltanto il prezzo del tempo, ovvero il tasso d’interesse. Si tratta di una delle forme più discrete di erosione del potere di acquisto, perché sfugge all’indice dei prezzi e ai cartellini delle agenzie immobiliari e avanza un decimale alla volta nei fogli di calcolo delle banche. Chi oggi decide di comprare casa deve accontentarsi di un appartamento più piccolo o deve andare in periferia, a parità di stipendio e di rata mensile, perché i nuovi tassi hanno eroso il potere d’acquisto.
Cedolare al 5%, nelle grandi città il concordato può battere il 4+4
La manovra 2027 riduce il prelievo sui nuovi contratti di affitto calmierati, con aliquota all’1%, per gli under 36. L’abbattimento della cedolare al 5% rende i nuovi contratti ‘3+2’ stipulati nel 2027 più vantaggiosi di quelli a canone libero, fino a un importo di 60-80 euro al mese. Per gli inquilini, invece, il risparmio rispetto ai canoni di mercato può essere del 10-20%. Le simulazioni riportate in articolo mostrano risultati diversi: a Roma, Napoli, Genova e Bologna il concordato può risultare vantaggioso, mentre in altre città incide soprattutto lo sconto Imu. La convenienza dipende dagli accordi territoriali, dalle fasce di canone e dalla durata del contratto. Per i contratti non assistiti dalle associazioni firmatarie occorre l’attestazione di conformità all’accordo locale. Il beneficio fiscale, tuttavia, dovrà tradursi in canoni realmente sostenibili, evitando un vantaggio esclusivo del proprietario.
Dall’Irpef ai benefit: poker di incentivi per i giovani
La principale agevolazione fiscale dedicata ai giovani prevista dal Ddl di Bilancio 2027 è rappresentata dagli aumenti di stipendio che i datori di lavoro potranno riconoscere. Per gli incrementi retributivi viene riconosciuta una detassazione per gli under 30 pari all’1%. Sono, in realtà, quattro le misure pensate dal Governo a favore dei giovani. Alla tassa piatta dell’1% sugli aumenti retributivi fino all’importo di 2.500 euro annui si affianca l’intervento sui fringe benefit, ovvero sui beni e servizi riconosciuti dal datore di lavoro sotto forma di buoni acquisto o di rimborsi per il pagamento di bollette, affitto o mutuo prima casa. Questi benefit sono esenti da tasse e contributi fino a mille euro per tutti i lavoratori e fino a 2 mila euro per i dipendenti con figli a carico. Dal prossimo anno la soglia di non imponibilità di 2 mila euro sarà estesa ai giovani under 31 (anche senza figli). Gli altri due interventi sono destinati ai datori di lavoro: il primo è lo sgravio contributivo da 500 euro al mese, fino a due anni, per chi assume giovani under 35 disoccupati di lungo periodo. Il secondo è la deduzione al 140% dell’Ires per chi assume giovani sotto i 36 anni.
Con la maxideduzione Ires il datore che assume risparmia il 9,6% del costo
Con la manovra 2027 il Governo ha deciso di prorogare la superdeduzione per le nuove assunzioni a tempo indeterminato, introdotta nel 2024. Oggi prevede una maggiorazione del costo deducibile del 20%, elevata al 30% per le categorie protette. Dal prossimo anno, il Ddl di Bilancio prevede un aumento al 40% per i giovani under 36 e all’80% per le lavoratrici madri. Il beneficio si calcola sul minore importo tra il costo dei nuovi assunti e l’incremento complessivo del costo del lavoro rispetto all’anno precedente. Occorre anche un incremento del numero dei dipendenti, sia a tempo indeterminato sia complessivamente; nei gruppi societari il calcolo si complica. Il risparmio Ires effettivo salirebbe al 9,6% per i giovani e al 19,2% per le donne, se vi è sufficiente reddito imponibile. In caso di incapienza fiscale, la deduzione aumenta la perdita riportabile agli esercizi successivi.
Energy release in bilancio: contributo in conto esercizio
L’energy release è un meccanismo incentivante teso a favorire la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili da parte di imprese energivore. Per la sua complessità pone non poche problematiche sia di rappresentazione in bilancio, sia di trattamento ai fini delle imposte sui redditi. Il meccanismo prevede un’anticipazione di energia a prezzo calmierato per 3 anni, in cambio dell’impegno a restituirla nei successivi 20 anni tramite nuova capacità rinnovabile,anche attraverso un terzo delegato con contratto di addendum. Secondo il parere Oic del 22 dicembre 2025, se gli obblighi sono trasferiti a un terzo, il beneficio può essere contabilizzato come contributo in conto esercizio, destinato a ridurre i costi energetici. Per i beneficiari che hanno scelto questa opzione, il contributo riguarda il periodo 2025-2027 ed è calcolato sul differenziale rispetto al prezzo calmierato di 65 euro/MWh.
Dichiarazioni dei redditi e Cpb 2026: effetti (e rimedi) per chi salta i termini
Oggi chiude la finestra per la trasmissione della dichiarazione dei redditi, dell’Irap, dei sostituti d’imposta e per l’adesione al Concordato preventivo biennale 2026-2027. Da domani sarà necessario gestire ritardi ed errori, con conseguenze molto diverse a seconda dell’adempimento a cui sono riferiti. Se per le dichiarazioni fiscali è ancora possibile porre rimedio, ma pagando sanzioni, per l’adesione al patto con il fisco il termine non è recuperabile perché è perentorio ed eventuali adesioni indicate in dichiarazioni tardive o integrative sono prive di effetti. Per l’invio di dichiarazione tardiva lo spartiacque è il termine di 90 giorni successivo alla scadenza. Entro questa data, la dichiarazione è tardiva ma valida. La misura della sanzione dipende dalla presenza o meno di imposte dovute e dalle modalità con cui il contribuente regolarizza la propria posizione.
Per i soci amministratori di Srl il bivio tra compensi e dividendi
Nelle Srl di piccole dimensioni spesso amministratori e soci coincidono, o almeno in parte. Ne deriva che la distribuzione di dividendi al socio-amministratore e l’attribuzione allo stesso di compensi quale amministratore sono percepiti quali modalità alternative per trarre risorse dalla società. Anche in termini di convenienza è utile un’analisi per decidere se riconoscere un compenso all’amministratore o operare attraverso la distribuzione di dividendi, ferma restando la possibilità di combinare entrambe le opzioni. I compensi possono essere contestati dal fisco se sproporzionati o strumentali, mentre i dividendi devono rispettare le quote sociali e le previsioni statutarie. Possibile prevedere un Tfm, purché deliberato con data certa prima della nomina e determinato secondo criteri di congruità. Sul piano previdenziale, i compensi sono soggetti alla Gestione Separata Inps, mentre i dividendi sono generalmente neutrali, con possibili implicazioni per soci artigiani o commercianti. La scelta deve quindi considerare effetti contabili, fiscali, societari e contributivi.
Aree edificabili, per l’Imu il valore deve essere calcolato al netto dell’Iva
La Corte di giustizia tributaria di I grado di Foggia, nella sentenza n. 1565 dello scorso 2 settembre, ha stabilito che il valore di mercato delle aree ai fini Imu deve essere assunto al netto dell’Iva gravante sulle transazioni, poiché diversamente opinando si discriminerebbe a seconda che le parti contrattuali siano imprese o privati. La disciplina di riferimento prevede che l’imponibile Imu delle aree edificabili corrisponde al valore venale di comune commercio, esistente al 1°gennaio di ciascun anno. Inoltre è previsto che, in caso di variazione del valore in corso d’anno derivante dall’adozione di strumenti urbanistici, si assume il valore di mercato riscontrato alla data di efficacia dello strumento suddetto.
Ravvedimento se c’è rinnovo
Può accedere al ravvedimento speciale solo chi rinnova il concordato preventivo biennale. Per regolarizzare le annualità dal 2020 al 2023 è necessario aver aderito al patto con il Fisco 2024-2025 e proseguire per il biennio 2026-2027, mentre il primo ingresso nel concordato lascia fuori dalla nuova misura. Questo è il confine fissato dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 296141 del 23 ottobre 2026 che dà attuazione all’art. 29 del Dlgs 148/2026. L’opzione si eserciterà dal 1°gennaio al 15 marzo 2027 attraverso il modello F24, con pagamento in unica soluzione o fino a 10 rate mensili. Per i dati da utilizzare si deve tenere conto del 12 agosto 2026, ovvero della data di entrata in vigore del Dlgs 148/2026. Il calcolo delle basi imponibili deve essere effettuato sulla scorta delle dichiarazioni presentate a quella data, anche per quanto riguarda gli ISA.
Errori fiscali, come mettersi in regola e ridurre le sanzioni
Per auto-applicare il cumulo giuridico con il ravvedimento operoso l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 38/E del 23 ottobre 2026, ha istituito codici tributo ad hoc che potranno essere utilizzati per il pagamento della sanzione unica con i modelli F24 ordinario, F24 accise ed F24-Elide, relativamente alle violazioni concernenti i tributi amministrati dall’Amministrazione finanziaria; pertanto, in caso di cumulo giuridico, non si dovranno più utilizzare i codici tributo già istituiti per il pagamento delle sanzioni da ravvedimento, eccetto che da parte degli enti che utilizzano il modello F24-Enti pubblici. Il modello F24-accise dovrà essere utilizzato per il pagamento della sanzione unica delle violazioni in materia di imposta sulle assicurazioni e di imposta sugli intrattenimenti, mentre il modello F24-Elide si utilizzerà per le violazioni concernenti l’imposta erariale sui voli dei passeggeri di aerotaxi e voli taxi.
Rientro cervelli, sconti limitati
L’Agenzia delle Entrate, con la risposta a interpello n. 190 dello scorso 23 ottobre, ha detto no al ricercatore che contava sull’immobile ricevuto in dono per estendere da sei a otto periodi d’imposta lo sconto del 90% riservato ai cervelli di ritorno. La proroga, infatti, scatta solo se la casa viene comprata a titolo oneroso dal ricercatore o dai suoi familiari. Dai conti emerge che con 100 mila euro di emolumenti ogni anno di proroga vale circa 35 mila euro di sola Irpef, perché la base imponibile scende da 100 mila a 10 mila euro, e i due anni persi costano, in cifra tonda, 70 mila euro. La lettura non nasce dal nulla: l’Agenzia la prende dalla prassi sugli impatriati e la trasferisce a docenti e ricercatori, con un effetto che va oltre il caso deciso, perché nega il valore a qualunque acquisto gratuito, anche quando il contribuente ha investito di tasca propria per rendere abitabile l’immobile.
Frode sul 110%, truffa aggravata
Con la sentenza n. 36525 dello scorso 16 ottobre le Sezioni unite penali della Cassazione hanno stabilito un doppio giro di vite contro i furbetti del Superbonus. Da una parte scatta la truffa aggravata, e non più la fattispecie di indebita percezione di erogazioni pubbliche, a carico di chi costituisce un credito d’imposta fittizio per il 110% con la presentazione di fatture per operazioni inesistenti, in tutto o in parte, invece dell’utilizzo diretto della detrazione, in modo da ottenere il contributo sotto forma di sconto anticipato dai fornitori o con la cessione del credito d’imposta per un importo pari alla detrazione; dall’altra parte, affinché la truffa aggravata si consumi, è sufficiente che si perfezioni la prima cessione del credito, mentre non risulta necessario l’utilizzo in compensazione: conta, dunque, il momento in cui l’operazione è comunicata al fisco e in cui c’è l’accettazione del credito del fornitore o del concessionario attraverso la piattaforma cessione crediti dell’Agenzia delle Entrate.
Novità Fiscali
Dlgs n. 14/2019 - Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza - Inquadramento e approfondimento degli istituti. Il sovraindebitamento e l’esdebitazione
Con la circolare n. 9/E del 21 ottobre 2026 l’Agenzia delle Entrate prosegue il percorso di inquadramento e approfondimento della disciplina del sovraindebitamento e dell’esdebitazione come riformata dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Si tratta del secondo documento delle Entrate dedicato ai nuovi istituti del Codice della crisi che segue la circolare n. 5/E pubblicata il 16 luglio 2026.
Tale riforma si inserisce nel più ampio processo di revisione delle procedure concorsuali, estendendo anche ai debitori civili, ai professionisti, agli imprenditori minori e, più in generale, ai soggetti non fallibili, le logiche di emersione anticipata della crisi, di composizione regolata dell’indebitamento e di reinserimento nel circuito economico. In tale logica particolare rilievo assume l’istituto dell’esdebitazione che consente a una persona sovraindebitata di ottenere la liberazione dai debiti che non è riuscita a pagare, al ricorrere delle condizioni previste dalla legge.
Il documento si concentra sugli strumenti di regolazione della crisi da sovraindebitamento, con specifico riferimento alla ristrutturazione dei debiti del consumatore, alle procedure familiari, al concordato minore e alla liquidazione controllata. Ampio spazio viene riservato all’esame delle condizioni di accesso, delle fasi procedimentali, degli effetti dell’omologazione e delle ipotesi di revoca, nonché al ruolo dell’Organismo di composizione della crisi (‘OCC’).
La circolare dedica altresì attenzione alle disposizioni in materia di esdebitazione, sia conseguente alla liquidazione controllata, sia nella forma dell’esdebitazione del sovraindebitato incapiente.
L’esame delle singole disposizioni è condotto con taglio sistematico e operativo, valorizzando la documentazione dei lavori preparatori, le relazioni illustrative e i principali orientamenti giurisprudenziali, con particolare riguardo ai profili di interesse pratico e alle interazioni con l’attività dell’Agenzia. Lo scopo è quello di fornire un quadro chiaro e coerente della disciplina vigente.
Il documento di prassi amministrativa recepisce i contributi espressi dagli operatori nell’ambito della consultazione pubblica avviata lo scorso 26 giugno e terminata il 24 luglio 2026.
La circolare esamina gli strumenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza con riguardo a:
- Disposizioni di carattere generale;
- Ristrutturazione dei debiti del consumatore;
- Concordato minore;
- Liquidazione giudiziale e liquidazione controllata;
- Esdebitazione.
Ambito di applicazione delle procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento e procedure familiari
Le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento sono destinate ai debitori che versano in condizioni di crisi o insolvenza, ossia il consumatore, il professionista, l’imprenditore minore, l’imprenditore agricolo, le start up innovative e ogni altro debitore non assoggettabile alla liquidazione giudiziale ovvero a liquidazione coatta amministrativa o ad altre procedure liquidatorie.
Il decreto legislativo n. 136/2024 (‘Correttivo-ter’) ha vietato al sovraindebitato di accedere al concordato minore e alla ristrutturazione dei debiti del consumatore mediante il deposito di una domanda prenotativa o ‘in bianco’. La nomina dell’attestatore è sempre facoltativa; inoltre, i compiti propri del commissario e del liquidatore sono svolti dall’Organismo di composizione della crisi (OCC) .
In materia di sovraindebitamento il Codice ha innovato la disciplina dell’attestazione rispetto al sistema previgente disciplinato dalla legge n. 3 del 2012. La norma in parola sancisce il carattere meramente facoltativo della nomina dell’attestatore, determinando un significativo mutamento rispetto alla precedente disposizione.
Il Codice ha introdotto uno schema più flessibile e meno formalizzato nel quale l’attestazione non assume più carattere indefettibile. Il legislatore ha optato per una disciplina che consente di modulare il ricorso all’attestatore in funzione delle concrete esigenze del caso; ne consegue una netta distinzione tra le funzioni proprie dell’OCC e quelle demandate a un professionista attestatore.
La facoltatività dell’attestazione consente di evitare oneri aggiuntivi nei casi meno complessi, nei quali la verifica dell’OCC e il controllo giudiziale possono bastare. D’altro canto, non può escludersi che nelle ipotesi connotate da una particolare complessità patrimoniale, fiscale o finanziaria delle condizioni di sovraindebitamento, l’attestazione avente ad oggetto la fattibilità del piano, nonché la veridicità dei dati e delle informazioni, risulti idonea a svolgere una funzione di ausilio istruttori in favore degli Uffici.
Il documento di prassi amministrativa esamina inoltre le procedure familiari disciplinate dall’art. 66 del Codice, precisando che i debitori appartenenti alla stessa famiglia possono presentare un’unica domanda di accesso alle procedure per la risoluzione della crisi. Si considerano membri della stessa famiglia, oltre al coniuge, i parenti entro il quarto grado, e gli affini entro il secondo, nonché le parti dell’unione civile e i conviventi di fatto.
Per effetto delle modifiche apportate dal Correttivo-ter è stato chiarito che, qualora anche uno solo dei ricorrenti non rivesta la qualifica di consumatore, non è possibile accedere alla procedura familiare di ristrutturazione dei debiti del consumatore. In tali casi, restano attivabili la procedura di liquidazione controllata e il concordato minore.
La trattazione unitaria delle posizioni non comporta la confusione dei patrimoni dei singoli debitori. Infatti il comma 3 del Correttivo-ter dispone che ‘le masse attive e passive rimangono distinte’. La separazione delle masse patrimoniali mira ad evitare che porzioni di patrimonio di uno dei familiari siano destinate al soddisfacimento dei debiti personali degli altri membri del nucleo familiare.
Ne consegue che:
- l’attivo ricavato da ogni autonomo patrimonio resta destinato al soddisfacimento dei creditori di esclusiva pertinenza del singolo familiare e di quelli eventualmente da soddisfare ‘in comune’ con altri condebitori;
- i debiti per i quali i membri del nucleo familiare risultino obbligati solidalmente devono essere imputati nella massa passiva di ciascun coobbligato per l’intero, dando evidenza dell’esistenza del vincolo di solidarietà.
Ristrutturazione dei debiti del consumatore
Gli articoli 67 e seguenti disciplinano la procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore. Con l’ausilio dell’OCC il consumatore sovraindebitato può proporre ai creditori un piano di ristrutturazione dei debiti chi indichi in modo specifico tempi e modalità per superare la crisi da sovraindebitamento.
La circolare chiarisce che l’accesso alla procedura è riservato alle persone fisiche che abbiano assunto obbligazioni esclusivamente per finalità estranee all’esercizio di attività imprenditoriali o professionali. In presenza di debiti derivanti anche da tali attività, l’interessato potrà accedere al concordato minore ove ne sussistano i presupposti di ammissibilità.
In merito alle modalità di accesso alla procedura, la norma stabilisce che nella predisposizione della domanda, il consumatore debba avvalersi dell’ausilio di un OCC. Il Codice, tuttavia, si limita a richiamare il ruolo dell’OCC senza fare espresso riferimento alla figura del gestore della crisi. L’omissione testuale di tale figura deve essere considerata puramente formale. In senso sostanziale, infatti, il ruolo è ricoperto da un professionista nominato dall’OCC, che rappresenta una figura centrale nell’ambito della procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore. Egli, infatti, affianca il debitore nella predisposizione del piano di ristrutturazione e svolge, al contempo, funzioni di ausiliario del tribunale nella gestione e nell’esecuzione della procedura.
Il gestore della crisi rappresenta, in conclusione, la figura attraverso cui l’OCC dà concreta attuazione alle funzioni ad esso demandate dal Codice nell’ambito delle procedure di sovraindebitamento.
Il piano di ristrutturazione dei debiti ha contenuto libero e non è imposta al debitore alcuna percentuale minima di soddisfacimento dei creditori. Il piano, però, deve individuare tempi e modalità idonei a consentire il superamento della crisi da sovraindebitamento, mediante l’indicazione degli atti e delle operazioni con le quali il consumatore prevede di reperire i mezzi necessari per la sua esecuzione.
La proposta può prevedere anche il soddisfacimento parziale e differenziato dei crediti, tanto in denaro quanto con altri mezzi, anche attraverso la cessione dei crediti futuri.
Il Codice non prevede espressamente un termine di durata del piano o dei pagamenti; tuttavia, la giurisprudenza ammette anche piani che superano i cinque o i sette anni, purché sia garantito il soddisfacimento dei creditori privilegiati in misura non inferiore a quella ricavabile dalla liquidazione controllata.
Alla luce degli orientamenti giurisprudenziali che ammettono piani di durata oltre cinque o sette anni, gli Uffici sono tenuti a verificare che le proposte fondate su pagamenti ultrannuali siano adeguatamente motivate e giustificate dalla convenienza economica delle stesse rispetto all’alternativa liquidatoria; in presenza di più soluzioni alternative praticabili fondate su piani ultrannuali, tutte vantaggiose rispetto all’alternativa liquidatoria, gli Uffici valuteranno la proposta che garantisca una più efficace tutela delle ragioni erariali, anche sotto il profilo della tempistica dei pagamenti.
Nelle ipotesi in cui il piano preveda la moratoria biennale dei crediti erariali assistiti da diritti di prelazione, gli Uffici verificheranno che la proposta assicuri il pagamento degli interessi legali maturati, sebbene il relativo versamento sia differito secondo le modalità previste dal piano.
Presentazione della domanda e attività dell’OCC
La domanda si propone con ricorso al giudice competente tramite un OCC costituito nel circondario del tribunale in cui il consumatore sovraindebitato ha il centro degli interessi principali e non risulta necessaria l’assistenza di un difensore.
Se nel circondario non vi è un OCC le relative funzioni sono svolte da un professionista o da una società tra professionisti nominati dal presidente del tribunale competente o da un giudice da lui delegato. Alla domanda va allegata una relazione dell’OCC che deve contenere:
- l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal debitore nell’assumere le obbligazioni:
- l’esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte;
- la valutazione sulla completezza e attendibilità della documentazione depositata a corredo della domanda;
- l’indicazione presunta dei costi della procedura.
Nella relazione l’OCC deve indicare se il soggetto finanziatore abbia tenuto conto del merito creditizio del debitore, valutato in base al suo reddito disponibile. Entro sette giorni dal conferimento dell’incarico l’OCC deve darne notizia all’Agente della riscossione e agli Uffici fiscali competenti i quali entro 15 giorni devono comunicare il debito tributario accertato e gli eventuali accertamenti pendenti.
La misura serve a consentire agli Uffici di comunicare la situazione debitoria all’OCC, affinché quest’ultimo possa tenerne conto nella stesura della relazione e nella predisposizione della proposta.
Gli Uffici fiscali devono quindi procedere, nel più breve tempo possibile, alla liquidazione dei tributi risultanti dalle dichiarazioni, alla notifica degli avvisi di irregolarità e di accertamento e alla quantificazione complessiva del debito tributario. Da tale quantificazione sono escluse le somme già affidate all’Agenzia della riscossione per evitare duplicazioni. Quest’ultimo è tenuto a comunicare all’OCC l’ammontare dei debiti iscritti a ruolo, anche se scaduti o sospesi, comprendendo imposte, interessi, sanzioni e interessi di mora. Gli Uffici fiscali devono verificare tali dati per evitare discrepanze tra gli importi comunicati e quelli effettivamente dovuti all’Erario.
In attesa della quantificazione definitiva, gli Uffici possono trasmettere all’OCC una stima provvisoria del debito fiscale, basata sui dati disponibili negli archivi dell’Anagrafe tributaria e sulle contestazioni in corso o già definite ma non ancora pagate. Devono inoltre indicare le attività ancora da compiere che potrebbero modificare l’importo e comunicare tempestivamente eventuali ulteriori debiti emersi successivamente, evitando di conteggiare somme già segnalate dall’Agenzia della riscossione.
Infine, il deposito della domanda sospende il corso degli interessi convenzionali o legali fino alla chiusura della procedura, salvo che i crediti siano garantiti da ipoteca, pegno o privilegio.
Apertura e omologazione del piano
L’OCC deposita la domanda del piano presso il tribunale competente. Se il giudice verifica la sussistenza delle condizioni di ammissibilità, dispone con decreto la pubblicazione della proposta e del piano e la loro comunicazione a tutti i creditori entro il termine di 30 giorni. Su richiesta del debitore, può inoltre adottare misure protettive per impedire azioni esecutive e cautelari che possano compromettere il patrimonio e la realizzazione del piano. Tali misure possono essere revocate in caso di atti in frode ai creditori. Il giudice può anche vietare gli atti di straordinaria amministrazione senza preventiva autorizzazione.
Ricevuta la comunicazione dell’avvio del procedimento, i creditori possono presentare osservazioni entro 20 giorni, contestando l’ammissibilità, la fattibilità o la convenienza del piano. Tali comunicazioni costituiscono un importante strumento di partecipazione alla procedura e possono consentire ai creditori di impugnare la successiva sentenza di omologazione. In particolare, gli Uffici fiscali possono evidenziare errori nella valutazione del patrimonio, violazioni delle cause legittime di prelazione e criticità relative alla convenienza del piano rispetto alla liquidazione controllata, considerando anche i tempi di pagamento e le eventuali risorse esterne.
Scaduto il termine per le osservazioni, l’OCC, sentito il debitore, riferisce al giudice e propone eventuali modifiche entro 10 giorni. Se il piano risulta ammissibile e fattibile, il giudice lo omologa con sentenza e dichiara chiusa la procedura.
In presenza di contestazioni presentate dai creditori sulla convenienza della proposta, il giudice può comunque omologare il piano mediante il meccanismo del cram down, se il creditore contestante riceve un trattamento non inferiore a quello previsto in caso di liquidazione. Tale meccanismo si applica a tutti i creditori, senza una disciplina specifica per l’Amministrazione finanziaria o gli enti previdenziali.
La sentenza di omologazione viene comunicata ai creditori e pubblicata entro due giorni. Possibile presentare un reclamo alla Corte d’appello entro 30 giorni. In caso di mancata omologazione, le misure protettive concesse perdono efficacia.
Esecuzione del piano
L’esecuzione del piano ha inizio con la pubblicazione della sentenza di omologazione e consiste nell’attuazione degli adempimenti necessari a realizzare il contenuto della proposta.
In questa fase il debitore mantiene il possesso del proprio patrimonio, sotto il controllo e la collaborazione dell’OCC.
A quest’ultimo spetta il compito di vigilare sull’esatto adempimento del debitore e di risolvere le eventuali difficoltà attuative del piano.
Il giudice, verificata la conformità delle vendite e delle cessioni al piano, autorizza lo svincolo delle somme e dispone la cancellazione dei vincoli e delle iscrizioni presenti sui beni. Gli atti dispositivi e i pagamenti effettuati dal debitore in violazione del piano sono inefficaci nei confronti dei creditori anteriori e possono avere rilevanza penale.
Durante l’esecuzione, l’OCC deve riferire per iscritto al giudice ogni sei mesi sullo stato di attuazione. Al termine, presenta una relazione finale che consente al giudice di verificare la corretta esecuzione del piano e l’attività svolta dall’OCC.
Se il piano è stato integralmente e correttamente realizzato, il giudice liquida il compenso dell’OCC e ne autorizza il pagamento. In caso di esecuzione parziale o non corretta, indica gli adempimenti necessari e assegna un termine per completarli, prorogando la fase esecutiva. Se il debitore non rispetta tali prescrizioni, l’omologazione viene revocata. Tuttavia, se il piano diventa inattuabile per ragioni non imputabili al debitore, è possibile modificarlo per evitarne la revoca, quando ciò sia concretamente possibile.
Revoca della sentenza di omologazione
La revoca dell’omologazione è l’unico provvedimento che può incidere sul piano del consumatore ed è reclamabile. Il suddetto provvedimento priva di efficacia vincolante il piano di ristrutturazione e determina la chiusura della relativa procedura.
La revoca può verificarsi in seguito al compimento di atti fraudolenti commessi sia prima del deposito del ricorso sia durante la procedura.
La revoca può essere disposta anche a seguito della mancata esecuzione delle prescrizioni del giudice. I soggetti che sono legittimati a presentare istanza di revoca sono, rispettivamente, il creditore, l’OCC, il pm e qualsiasi altro interessato. Trascorsi sei mesi dalla presentazione della relazione finale, la domanda di revoca non può essere più proposta.
Apertura della liquidazione controllata dopo la revoca dell’omologazione
Il Correttivo-ter ha modificato l’articolo 73 con lo scopo di rendere il procedimento di apertura della liquidazione controllata in caso di revoca dell’omologazione del piano del consumatore, omogeneo a quello di apertura della liquidazione giudiziale.
Dopo la revoca dell’omologazione il tribunale su istanza del debitore o di un creditore, provvede ad aprire la procedura di liquidazione controllata verificata la sussistenza dei relativi presupposti. In tal caso il giudice concede termine al debitore per integrare la documentazione.
Dalla stessa data, se la revoca consegue ad atti di frode o a inadempimento, l’istanza può essere proposta dal pm.
Concordato minore
Proposta di concordato minore
Il concordato minore rappresenta uno dei 3 strumenti di regolazione del sovraindebitamento previsti dal Codice. Il suo fine è quello di favorire la continuità dell’attività economica. Questa procedura è destinata ai soggetti che svolgono un’attività produttiva i quali con uno strumento flessibile di ristrutturazione dei debiti hanno la possibilità di continuare l’attività.
Il concordato minore è una procedura assimilabile al concordato preventivo . Dal punto di vista soggettivo, il concordato minore è accessibile a tutti i debitori elencati all’articolo 2, comma 1 lett. c) ad eccezione del consumatore.
Sebbene l’accesso a tale procedura sia precluso al consumatore, è consentita la partecipazione dei componenti di un medesimo nucleo familiare in stato di sovraindebitamento, purché sia rispettata la convivenza o l’origine comune della situazione debitoria.
Le modifiche introdotte dal Correttivo-ter hanno ulteriormente chiarito che qualora anche uno solo dei debitori non abbia la qualifica di consumatore, non è possibile accedere alla procedura familiare di ristrutturazione dei debiti; resta tuttavia sempre possibile utilizzare il concordato minore quale strumento unitario di composizione della crisi.
Sono, pertanto, destinatari della procedura in esame il professionista, l’imprenditore minore, l’imprenditore agricolo, le start-up innovative e ogni altro debitore non assoggettabile alla liquidazione giudiziale, alla liquidazione coatta amministrativa o ad altre procedure liquidatorie.
Inammissibile al concordato minore è la domanda presentata dall’imprenditore cancellato dal registro delle imprese. La Corte di cassazione sul punto ha attribuito rilievo decisivo alla cancellazione dal registro delle imprese, ritenendo che essa segni il termine ultimo entro cui l’imprenditore, sia individuale sia collettivo, possa accedere al concordato minore.
La giurisprudenza di merito ha ammesso al concordato minore il socio fideiussore anche quando questi, al momento della domanda, non eserciti un’attività imprenditoriale o professionale da proseguire. In tal caso, il concordato minore deve assumere natura liquidatoria, con l’apporto di risorse esterne.
Per accedere al concordato minore, il debitore deve trovarsi in una situazione di crisi o di insolvenza. La qualifica di consumatore non può essere esclusa automaticamente per il solo fatto che abbia prestato una fideiussione a favore di una società: occorre verificare se la garanzia sia collegata alla sua attività imprenditoriale o professionale oppure ne sia estranea.
Il concordato minore si distingue in due tipologie: in continuità e liquidatorio. Il concordato in continuità consente di proseguire l’attività imprenditoriale o professionale, direttamente da parte del debitore oppure indirettamente, attraverso un altro soggetto. Il concordato liquidatorio, invece, richiede un apporto di risorse esterne che incrementi in misura apprezzabile il patrimonio disponibile al momento della domanda. Non sono previsti i requisiti minimi di incremento patrimoniale e di soddisfacimento dei creditori stabiliti per il concordato preventivo liquidatorio, lasciando al giudice un maggior margine di valutazione.
La proposta può prevedere diverse modalità di soddisfacimento dei creditori, anche alternative al pagamento in denaro, ma deve rispettare i principi della responsabilità patrimoniale, della parità di trattamento tra creditori e dell’ordine delle cause di prelazione. Come chiarito dalla Corte di cassazione, non è quindi possibile equiparare liberamente creditori privilegiati e chirografari senza una specifica previsione normativa. Gli Uffici possono contestare all’OCC eventuali violazioni di tali principi.
La suddivisione dei creditori in classi è facoltativa, salvo che per i creditori titolari di garanzie prestate da terzi, per i quali è obbligatoria. Non si applicano, invece, tutte le ulteriori ipotesi di classificazione obbligatoria previste per il concordato preventivo, compresa quella relativa ai crediti tributari e previdenziali non integralmente soddisfatti.
Nel concordato minore in continuità è inoltre applicabile, nei limiti della compatibilità, la regola della priorità relativa (relative priority rule), che distingue tra il valore ricavabile dalla liquidazione del patrimonio e l’eventuale valore aggiunto generato dalla prosecuzione dell’attività. Tale principio si applica anche al professionista, come confermato dalla Corte d’appello di Firenze nel 2026, poiché non vi sono ragioni per differenziare la continuità professionale da quella imprenditoriale.
Infine, l’approvazione della proposta richiede il raggiungimento delle maggioranze previste dalla legge. Quando sono formate le classi, la maggioranza deve essere raggiunta anche nel maggior numero di esse. Nei concordati in continuità è possibile l’omologazione nonostante il dissenso di alcune classi, purché ricorrano le condizioni previste dalla legge per la c.d. ristrutturazione trasversale; in mancanza di tali requisiti, il piano non può essere omologato con questo meccanismo.
Presentazione della domanda e attività dell’OCC
La domanda va presentata tramite un OCC avente sede nel circondario del tribunale competente. Documento essenziale da allegare alla domanda è la relazione particolareggiata dell’OCC che deve indicare le cause dell’indebitamento e valutare la diligenza del debitore nell’assumere le obbligazioni, nonché esporre le ragioni della sua incapacità di adempiere.
In presenza di atti in frode ai creditori o di pendenza di azioni impugnatorie da parte dei creditori è inammissibile la presentazione della domanda. All’OCC spetta, inoltre, il compito di esprimere una valutazione sull’attendibilità e la completezza della documentazione depositata a corredo della domanda ma anche sulla fattibilità del piano. La relazione deve, altresì, indicare i costi presumibili della procedura.
L’OCC deve indicare nella relazione se il soggetto finanziatore abbia tenuto conto del merito creditizio del debitore al momento della concessione del finanziamento.
A carico dell’OCC grava un obbligo di comunicazione; infatti, entro sette giorni dal conferimento dell’incarico, deve darne notizia all’Agente della riscossione e agli Uffici fiscali competenti i quali, entro quindici giorni, devono comunicare il debito tributario accertato e gli eventuali accertamenti pendenti.
Omologazione del concordato minore
L’omologazione del concordato minore avviene con sentenza, previa verifica dell’ammissibilità della domanda, della fattibilità del piano e del raggiungimento delle maggioranze richieste.
In presenza di contestazioni, il giudice può omologare la proposta se il creditore riceve un trattamento non inferiore a quello ottenibile con la liquidazione controllata.
Il cram down fiscale consente di superare il mancato consenso dei creditori pubblici quando ne ricorrono i presupposti, ma non legittima abusi della procedura.
La Cassazione ha chiarito che non è obbligatoria la transazione fiscale prevista dall’articolo 88, pur dovendosi rispettare i principi sostanziali di tutela dei crediti tributari e previdenziali.
Se l’omologazione viene respinta, il giudice dichiara inefficaci le misure protettive e, su richiesta del debitore, può aprire la liquidazione controllata; il provvedimento è reclamabile.
Revoca della sentenza di omologazione
La revoca della sentenza di omologazione si colloca in una fase patologica del concordato, in quanto viene rimesso in discussione l’assetto definito con l’omologa.
Tale disposizione è stata modificata dal Correttivo-ter, a partire dall’individuazione dei soggetti legittimati alla presentazione della relativa istanza, includendo tra questi anche l’OCC ed eliminando la possibilità di revoca d’ufficio da parte del giudice.
Non sono cambiati, invece, i presupposti oggettivi in presenza dei quali può essere disposta la revoca. Sono: aumento o diminuzione del passivo con dolo o colpa grave; sottrazione o dissimulazione di una parte rilevante dell’attivo; dolosa simulazione di attività inesistenti o commissione di altri atti diretti a frodare le ragioni creditorie. Ed ancora: la mancata esecuzione integrale del piano e l’ipotesi in cui il piano sia divenuto inattuabile.
Per effetto dell’omologa, il concordato minore acquista efficacia obbligatoria nei confronti di tutti i creditori anteriori al decreto di apertura. In ipotesi di inadempimento, potrà valutarsi la proposizione dell’istanza di revoca nei casi di ‘mancata esecuzione integrale del piano’. Si ritiene che l’inadempimento deve essere rilevante.
La revoca del concordato minore può altresì essere richiesta qualora il piano sia divenuto ‘inattuabile e non sia possibile modificarlo’. Gli Uffici possono agire per la revoca qualora dovessero emergere le condotte fraudolente ‘atte a frodare le ragioni dei creditori’.
La domanda di revoca non può essere proposta decorso il termine di sei mesi dalla presentazione della relazione finale.
Liquidazione giudiziale e liquidazione controllata
Liquidazione controllata
La liquidazione controllata del soggetto sovraindebitato è una procedura concorsuale avente natura non negoziale finalizzata alla monetizzazione dell’intero patrimonio pignorabile del debitore e all’impiego del ricavato per la soddisfazione dei creditori.
Possono accedervi i debitori in stato di sovraindebitamento, intendendosi per tali, i consumatori, i professionisti, gli imprenditori minori, gli imprenditori agricoli e le start up innovative.
L’avvio della procedura avviene su iniziativa del debitore in stato di sovraindebitamento, il quale propone ricorso al tribunale competente, chiedendo l’apertura della liquidazione controllata dei suoi beni. Anche un creditore può presentare la domanda, purché il debitore versi in stato di insolvenza. L’importante è che l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati, risultanti dall’istruttoria, sia pari o superiore a 50 mila euro.
Qualora l’iniziativa provenga da un creditore nei confronti di un debitore persona fisica, quest’ultimo ha la possibilità di richiedere all’OCC un’attestazione comprovante l’impossibilità di acquisire attivo da distribuire ai creditori, neanche mediante l’esercizio di azioni giudiziarie. In tal caso, il debitore può sollevare tale eccezione, entro la prima udienza, producendo l’attestazione, relativo alla procedura di esdebitazione del sovraindebitato in capiente.
In mancanza di tale attestazione, il giudice può concedere un termine non superiore a 60 giorni per il deposito della stessa, purché il debitore dimostri di averne fatto tempestiva richiesta all’OCC. Diversamente, qualora la domanda sia presentata dal debitore persona fisica, l’apertura della liquidazione controllata è subordinata all’attestazione, da parte dell’OCC, della possibilità di acquisire attivo da destinare ai creditori, anche mediante l’esercizio di azioni giudiziarie.
Apertura della liquidazione controllata
Il tribunale dichiara l’apertura della liquidazione controllata con sentenza, previa verifica della sussistenza dei requisiti di legge e l’assenza di procedure alternative pendenti.
Il tribunale nomina il giudice delegato e il liquidatore, stabilisce i termini per la presentazione della domanda dei creditori, ordina la consegna dei beni e dispone la pubblicazione e la trascrizione della sentenza. L’apertura comporta lo spossessamento del debitore, il divieto di azioni esecutive e cautelari individuali e il concorso dei creditori sul patrimonio liquidabile.
I contratti pendenti restano sospesi fino alla decisione del liquidatore di proseguirli o scioglierli, con specifiche conseguenze sui crediti delle parti.
Il liquidatore cura gli adempimenti della procedura, nel rispetto dei requisiti di imparzialità e indipendenza previsti dalla legge.
Azioni del liquidatore
Il liquidatore ha il potere di intraprendere, ovvero di proseguire, se già pendenti, tutte le azioni previste dall’ordinamento finalizzate all’acquisizione dei beni compresi nel patrimonio del debitore.
Tali poteri sono estesi alle azioni volte a far dichiarare l’inefficacia degli atti posti in essere dal debitore in danno dei creditori.
Rientrano in tale ambito le azioni revocatorie ordinarie, mediante le quali il liquidatore può ricostruire la garanzia patrimoniale compromessa da atti dispositivi pregiudizievoli.
Il giudice delegato autorizza l’esercizio o la prosecuzione delle azioni di cui sopra esclusivamente quando esse risultino utili ai fini del miglior soddisfacimento dei creditori.
Su proposta del liquidatore, al giudice delegato viene attribuito il potere di liquidare i compensi e di disporre, se necessario, l’eventuale revoca dell’incarico conferito ai soggetti di cui il liquidatore si sia avvalso nello svolgimento delle attività autorizzate.
Chiusura della procedura
La procedura si chiude con decreto motivato del tribunale. La norma indica espressamente i soggetti legittimati a richiedere la chiusura della procedura, individuandoli nel liquidatore, nel debitore e nel giudice che può procedere d’ufficio.
Il liquidatore, unitamente all’istanza di chiusura, è tenuto a depositare una relazione finale, nella quale deve dare conto di tutti gli atti o fatti rilevanti ai fini della concessione o del diniego dell’esdebitazione.
Con il decreto di chiusura il giudice, su istanza del liquidatore, autorizza il pagamento del compenso liquidato, nonché lo svincolo delle somme eventualmente accantonate nel corso della procedura.
Esdebitazione
Con l’istituto dell’esdebitazione il debitore si libera dall’obbligo di pagamento dei crediti rimasti insoddisfatti all’esito di una procedura di liquidazione giudiziale o di liquidazione controllata.
Si tratta di uno degli strumenti centrali di attuazione della finalità di recupero del debitore, consentendo ai soggetti meritevoli di beneficiare di una seconda possibilità, ripartendo da zero.
Rientrano nell’ambito dell’esdebitazione i crediti anteriori ammessi al passivo, quelli anteriori che avrebbero potuto partecipare al concorso ma non vi hanno preso parte, nonché i crediti derivanti dalla restituzione di beni oggetto di azioni revocatorie e assimilati ai crediti concorsuali.
Sono esclusidall’esdebitazione gli obblighi di mantenimento e alimentari, i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale, nonché le sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti.
L’esdebitazione opera nei confronti dei creditori anteriori per fatto o causa che non abbiano partecipato al concorso ma solo per la parte eccedente la percentuale attribuita ai creditori di pari rango. Tali creditori possono agire, quindi, nei confronti del debitore esdebitato solo per il recupero di quella parte del credito che avrebbero presumibilmente percepito in sede di riparto, qualora avessero presentato la domanda di ammissione al passivo.
Una delle principali innovazioni introdotte dal Codice consiste nell’estensione dell’esdebitazione anche ai soggetti diversi dalle persone fisiche.
Il debitore ha diritto a conseguire l’esdebitazione decorso il termine di tre anni dall’apertura della procedura di liquidazione ovvero al momento della chiusura della procedura, Il termine di tre anni rappresenta una novità rispetto alla disciplina della legge fallimentare. Con il Codice il legislatore ha introdotto un limite temporale certo, idoneo a garantire l’effettività del fresh start e la possibilità di reinserimento nel mercato del debitore.
Il decorso del termine triennale non opera in modo automatico, dovendo essere accertata, da parte del giudice, la sussistenza delle condizioni sostanziali previste dagli articoli 280 e 282, comma 2.
Il diritto all’esdebitazione matura solo in presenza di una condotta conforme ai doveri di correttezza, trasparenza, e collaborazione previsti dal Codice.
Disposizioni in materia di esdebitazione nella liquidazione giudiziale
L’esdebitazione consente al debitore meritevole di liberarsi dai debiti residui non soddisfatti, purché abbia mantenuto una condotta corretta, leale e collaborativa prima e durante la procedura. Il tribunale verifica la sussistenza di specifiche condizioni negative e di un requisito positivo.
Cause ostative e requisiti:
- lettera a) – Condanne penali: impediscono il beneficio le condanne definitive per bancarotta fraudolenta, delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio e altri reati connessi funzionalmente all’attività d’impresa. La semplice occasionalità non basta. La riabilitazione penale elimina la preclusione; in presenza di procedimenti penali pendenti per tali reati o di misure di prevenzione, la decisione sull’esdebitazione deve essere rinviata.
- lettera b) – Condotte pregiudizievoli: escludono il beneficio la distrazione dell’attivo, l’esposizione di passività inesistenti, le condotte che causano o aggravano il dissesto rendendo difficile ricostruire il patrimonio e il ricorso abusivo al credito. Può rilevare anche la colpa grave.
- lettera c) – Collaborazione: il debitore deve collaborare lealmente con gli organi della procedura, fornendo tutte le informazioni e i documenti necessari. Anche una condotta ostruzionistica o negligente può comportare il diniego.
- lettera d) – Limite temporale: l’esdebitazione non può essere concessa se il debitore ne ha già beneficiato nei cinque anni precedenti la scadenza del termine per presentare la nuova istanza.
- lettera e) – Limite massimo: il beneficio può essere ottenuto al massimo due volte; una terza concessione è sempre esclusa, indipendentemente dal tempo trascorso.
La disciplina, in attuazione della direttiva Insolvency, mira a favorire il recupero del debitore onesto, impedendo che l’esdebitazione sia concessa a chi abbia compromesso i diritti dei creditori o utilizzi ripetutamente l’istituto in modo strumentale.
Il procedimento per la concessione dell’esdebitazione nell’ambito della liquidazione giudiziale si svolge innanzi al tribunale che ha aperto la procedura principale. Il provvedimento ha natura costitutiva con effetti ex nunc.
L’onere di provare i presupposti positivi grava sul debitore istante, mentre spetta agli organi della procedura e ai creditori segnalare le cause ostative.
Il tribunale, su istanza del debitore e contestualmente alla pronuncia del decreto di chiusura della procedura, dichiara l’inesigibilità dei debiti concorsuali rimasti insoddisfatti. L’istanza del debitore deve essere comunicata dal curatore a tutti i creditori ammessi al passivo, i quali possono presentare osservazioni nel termine di 15 giorni.
Nell’ipotesi in cui siano trascorsi almeno tre anni dall’apertura della procedura senza che questa si sia ancora chiusa, il tribunale provvede allo stesso modo, consentendo al debitore di formulare l’istanza di esdebitazione anche in pendenza della liquidazione giudiziale.
Il decreto del tribunale va comunicato agli organi della procedura, al pm, al debitore e ai creditori ammessi al passivo non integralmente soddisfatti. Contro il decreto è ammesso il reclamo nel termine di 30 giorni.
L’esdebitazione non produce effetti sui giudizi in corso né sulle operazioni liquidatorie, anche posteriori alla chiusura della liquidazione giudiziale.
Disposizioni in materia di esdebitazione nella liquidazione controllata
Nella liquidazione controllata l’esdebitazione comporta l’inesigibilità dei debiti residui, previa verifica giudiziale dei requisiti previsti dalla legge.
Procedimento: il beneficio è concesso alla chiusura della procedura o anticipatamente, dopo tre anni dalla sua apertura, con decreto motivato del tribunale, su richiesta del debitore o segnalazione del liquidatore. I creditori possono presentare osservazioni entro 15 giorni dalla comunicazione dell’istanza. Il decreto viene pubblicato e comunicato agli interessati.
Condizioni ostative: oltre ai requisiti dell’articolo 280 del Codice della crisi, l’esdebitazione è esclusa in caso di condanna definitiva per i reati previsti dall’articolo 344 o se il sovraindebitamento è stato causato con colpa grave, malafede o frode. Anche la sentenza di patteggiamento può costituire una causa ostativa, salvo riabilitazione o altre cause di esclusione della preclusione.
Effetti e impugnazioni: l’esdebitazione non pregiudica i giudizi pendenti né le operazioni liquidatorie. Il decreto di concessione o di diniego è comunicato al debitore e ai creditori, che possono proporre reclamo entro 30 giorni.
Gli Uffici devono verificare le eventuali condanne ostative e valutare complessivamente la condotta del debitore, considerando le modalità di formazione dell’indebitamento, la collaborazione prestata durante la procedura e l’eventuale presenza di colpa grave, malafede o frode.
Esdebitazione del sovraindebitato incapiente
L’istituto dell’esdebitazione del sovraindebitato incapiente è una novità nella disciplina del sovraindebitamento. La procedura è destinata esclusivamente al debitore persona fisica meritevole che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, neanche in prospettiva futura.
L’esdebitazione dell’incapiente, pertanto, si configura come uno strumento di chiusura della crisi, non come misura eccezionale o premiale. Si tratta di un rimedio strutturale per situazioni di incapacità economica irreversibile.
Il suo presupposto fondamentale risiede nella totale assenza di utilità destinabili ai creditori. A tutela di questi ultimi è però previsto che, qualora entro tre anni dal decreto del giudice sopravvengano utilità ulteriori idonee a consentire un soddisfacimento dei creditori, il debito torna esigibile.
Per definire incapiente il debitore occorre una valutazione complessiva e sostanziale della situazione economico-patrimoniale dello stesso. Gli Uffici devono procedere ad una verifica concreta, rilevando l’eventuale esistenza di risorse ulteriori, patrimoniali o reddituali, anche indirette o solo apparentemente riferibili a terzi, che possano consentire una, sia pure minima, soddisfazione del ceto creditorio.
È escluso l’accesso all’esdebitazione dell’incapiente in presenza di un precedente fallimento o di una liquidazione giudiziale riferita alla medesima esposizione debitoria. Dunque, l’esdebitazione del sovraindebitato incapiente non può essere utilizzata come rimedio surrogatorio dell’esdebitazione conseguente alla liquidazione giudiziaria.
Sul piano procedimentale, l’esdebitazione dell’incapiente non opera di diritto, ma è concessa con decreto del tribunale. La domanda va presentata dall’OCC al giudice competente allegando l’elenco completo dei creditori, le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e l’indicazione delle entrate del debitore e dei componenti del nucleo familiare.
La relazione dell’OCC deve ricostruire le cause dell’indebitamento ed esporre le ragioni dell’incapacità di adempiere. Effettuati i controlli il giudice concede con decreto l’esdebitazione.
L’OCC, nei tre anni successivi al deposito del decreto che concede l’esdebitazione, è tenuto a vigilare sulla tempestività del deposito della dichiarazione annuale e a verificare l’eventuale sopravvenienza di utilità ulteriori. Qualora dovessero emergere, ne dà comunicazione ai creditori per le eventuali azioni esecutive e cautelari.
La concessione dell’esdebitazione dell’incapiente presuppone non soltanto l’assenza di utilità, ma anche una condotta del debitore, improntata a correttezza, trasparenza e buona fede.
Recentemente la giurisprudenza ha precisato i confini dell’istituto chiarendo che l’esdebitazione dell’incapiente non è finalizzata alla ristrutturazione del debito, né alla sua falcidia e che si sostanzia in una dichiarazione di inesigibilità dei debiti, rimessa a un rigoroso vaglio della condotta del debitore.
Per accedere all’istituto in parola è centrale la buona fede e questo trova conferma nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea la quale ha riconosciuto agli Stati membri la facoltà di negarne l’accesso in presenza di condotte disoneste. La colpa grave non può essere desunta dalla prevalenza del debito tributario o dal protrarsi dell’inadempimento.
La meritevolezza deve essere valutata considerando complessivamente le cause dell’indebitamento, la disponibilità e la destinazione delle risorse, l’eventuale aggravamento consapevole della situazione debitoria e gli ulteriori elementi rilevanti per la ricostruzione della condotta del debitore, distinguendo le condotte caratterizzate da macroscopica imprudenza dalle situazioni di effettiva incapacità di pagamento derivanti da circostanze oggettive e documentate.
Istituzione del codice tributo per l’utilizzo del credito d’imposta per l’acquisto di prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica
La legge di Bilancio 2023 ha previsto il riconoscimento di un credito d’imposta a favore delle imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica ovvero che acquistano imballaggi biodegradabili e compostabili o derivanti dalla raccolta differenziata di carta, alluminio e vetro.
Il credito d’imposta in parola è utilizzabile esclusivamente in compensazione, presentando il modello F24 unicamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.
Per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta, tramite modello F24, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 36/E del 16 ottobre 2026, ha istituito il codice tributo ‘7078’ denominato ‘Credito d’imposta per l’acquisto di prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica ovvero di imballaggi biodegradabili e compostabili o derivati dalla raccolta differenziata della carta, dell’alluminio e del vetro – articolo 1, comma 686, legge 29 dicembre 2022 n. 197’.
Scadenzario Fiscale
02 Nov 2026 (17)
1) Presentazione a intermediari abilitati della scheda per la scelta della destinazione dell'8, del 5 e del 2 per mille dell'Irpef
2) Versamento 4 rata trimestrale del canone TV in caso di rinnovo per i soggetti per i quali non è possibile l'addebito sulle fatture emesse dalle imprese elettriche
3) Versamento del canone TV in caso di nuovo abbonamento per i soggetti per i quali non è possibile l'addebito sulle fatture emesse dalle imprese elettriche
4) Enti non commerciali e agricoltori esonerati: versamento IVA relativa ad acquisti intracomunitari
5) Enti non commerciali e agricoltori esonerati: versamento IVA relativa ad acquisti intracomunitari
6) Contratti di locazione: registrazione e versamento imposta di registro
7) Presentazione modello "REDDITI PF 2026" e della busta contenente la scheda per la scelta della destinazione dell'otto, del cinque e del due per mille dell'Irpef
8) Presentazione della dichiarazione dei redditi - Modello "REDDITI SP 2026"
9) Dichiarazione dei redditi presentata dagli eredi
10) Presentazione della dichiarazione dei redditi delle società di capitali, degli enti commerciali ed equiparati - Modello "REDDITI SC 2026"
11) Presentazione della dichiarazione IRAP 2026
12) Enti non commerciali e agricoltori esonerati: presentazione INTRA 12
13) Presentazione modello CNM 2026
14) Mod. 770/2026
15) Presentazione della dichiarazione dei redditi degli Enti non commerciali ed equiparati - Modello "REDDITI ENC 2026"
16) Canone TV: comunicazione all'Agenzia delle Entrate da parte dei soggetti che corrispondono pensioni di importo non superiore a euro 18.000,00 annui
17) Rimborsi Iva trimestrali: presentazione modello IVA TR
16 Nov 2026 (135)
1) IRPEF: versamento primo acconto 2026 e saldo 2025
2) Acconto Irpef sui redditi soggetti a tassazione separata da indicare in dichiarazione e non soggetti a ritenuta alla fonte
3) IRPEF: versamento primo acconto 2026 e saldo 2025
4) Acconto Irpef sui redditi soggetti a tassazione separata da indicare in dichiarazione e non soggetti a ritenuta alla fonte
5) Versamento 6 rata Irpef a titolo di primo acconto 2026 e saldo 2025
6) Versamento 6 rata dell'acconto Irpef sui redditi soggetti a tassazione separata da indicare in dichiarazione e non soggetti a ritenuta alla fonte
7) Versamento 5 rata Irpef a titolo di primo acconto 2026 e saldo 2025 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
8) Versamento 5 rata dell'Acconto Irpef sui redditi soggetti a tassazione separata da indicare in dichiarazione e non soggetti a ritenuta alla fonte con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
9) Soggetti IRES: versamento 6 rata della c.d. Tassa Etica
10) Soggetti IRES: versamento 5 rata della c.d. Tassa Etica con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
11) Addizionale Regionale all'IRPEF: versamento
12) Addizionale Comunale all'IRPEF: versamento primo acconto 2026 e saldo 2025
13) Soggetti IRES: versamento della c.d. Tassa Etica
14) Soggetti IRPEF: versamento della c.d. Tassa Etica
15) Addizionale Regionale all'IRPEF: versamento
16) Addizionale Comunale all'IRPEF: versamento primo acconto 2026 e saldo 2025
17) Soggetti IRPEF: versamento della c.d. Tassa Etica
18) Versamento 6 rata dell'Addizionale Regionale all'Irpef
19) Versamento 6 rata dell'Addizionale Comunale all'IRPEF a titolo di primo acconto 2026 e saldo 2025
20) Soggetti IRPEF: versamento della 6 rata della c.d. Tassa Etica
21) Soggetti IRPEF: versamento della 5 rata della c.d. Tassa Etica con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
22) Versamento 5 rata dell'Addizionale Regionale all'Irpef con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
23) Versamento 5 rata dell'Addizionale Comunale all'IRPEF a titolo di primo acconto 2026 e saldo 2025 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
24) Soggetti che corrispondono redditi di pensione: versamento quota canone TV trattenuta ai pensionati
25) Enti pubblici che corrispondono redditi di pensione con vincolo di tesoreria unica: versamento quota canone TV trattenuta ai pensionati
26) Versamento imposta sugli intrattenimenti
27) Tobin Tax: Versamento dell'imposta dovuta sulle operazioni su strumenti finanziari derivati e su valori mobiliari
28) Tobin Tax: Versamento dell'imposta dovuta sui trasferimenti della proprietà di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi nonché di titoli rappresentativi dei predetti strumenti
29) Tobin Tax: versamento dell'imposta sulle negoziazioni ad alta frequenza relative alle azioni, agli strumenti finanziari partecipativi, ai titoli rappresentativi, ai valori mobiliari e agli strumenti finanziari derivati
30) Versamento rata del saldo Iva dovuta in base alla dichiarazione annuale
31) Versamento 6 rata dell'IVIE a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026
32) IVIE: versamento saldo 2025 e primo acconto 2026
33) Versamento 6 rata dell'IVIE a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026
34) Versamento 6 rata dell'IVAFE a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026
35) Versamento 5 rata dell'IVIE a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
36) Versamento 5 rata dell'IVAFE a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
37) Acconto Irpef sui redditi soggetti a tassazione separata da indicare in dichiarazione e non soggetti a ritenuta alla fonte
38) Versamento da parte dei creditori pignoratizi
39) IVIE: versamento saldo 2025 e primo acconto 2026
40) IVIE: versamento saldo 2025 e primo acconto 2026
41) IVAFE: versamento saldo 2025 e primo acconto 2026
42) Acconto Irpef sui redditi soggetti a tassazione separata da indicare in dichiarazione e non soggetti a ritenuta alla fonte
43) Versamento da parte dei creditori pignoratizi
44) IVIE: versamento saldo 2025 e primo acconto 2026
45) IVIE: versamento saldo 2025 e primo acconto 2026
46) IVAFE: versamento saldo 2025 e primo acconto 2026
47) Versamento da parte dei creditori pignoratizi
48) Versamento 6 rata dell'acconto Irpef sui redditi soggetti a tassazione separata da indicare in dichiarazione e non soggetti a ritenuta alla fonte
49) Versamento 5 rata dell'Acconto Irpef sui redditi soggetti a tassazione separata da indicare in dichiarazione e non soggetti a ritenuta alla fonte con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
50) Versamento 5 rata dell'imposta sui redditi soggetti a tassazione separata, a ritenuta a titolo d'imposta o a imposta sostitutiva derivanti da pignoramento presso terzi dovuta dal creditore pignoratizio, da parte dei creditori pignoratizi con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
51) Versamento 6 rata "cedolare secca" a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026
52) Versamento 5 rata cedolare secca a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
53) CEDOLARE SECCA: versamento saldo 2025 e primo acconto 2026
54) CEDOLARE SECCA: versamento saldo 2025 e primo acconto 2026
55) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
56) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
57) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
58) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
59) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
60) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
61) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
62) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
63) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
64) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
65) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
66) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
67) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
68) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
69) Versamento dell'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali regionali e comunali sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione
70) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
71) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
72) Sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
73) Soggetti che corrispondono redditi di pensione: versamento della rata relative alle imposte dovute in sede di conguaglio
74) Versamento ritenute derivanti dalle operazioni di conguaglio relative all'assistenza fiscale
75) Enti pubblici che corrispondono redditi di pensione con vincolo di tesoreria unica: versamento della rata relative alle imposte dovute in sede di conguaglio
76) Enti pubblici con vincolo di tesoreria unica: Versamento ritenute operate nel mese precedente
77) Enti pubblici con vincolo di tesoreria unica: Versamento ritenute operate nel mese precedente
78) Enti pubblici con vincolo di tesoreria unica: Versamento ritenute operate nel mese precedente
79) Enti pubblici con vincolo di tesoreria unica: Versamento ritenute operate nel mese precedente
80) Enti pubblici con vincolo di tesoreria unica: Versamento ritenute operate nel mese precedente
81) Versamento ritenute operate sui canoni o corrispettivi incassati o pagati nel mese precedente relativamente ai contratti di locazione breve previsti dall'art. 4, commi 1 e 3, del D.L. n. 50/2017
82) Condomini in qualità di sostituti d'imposta: versamento ritenute operate nel mese precedente
83) Versamento ritenute derivanti dalle operazioni di conguaglio relative all'assistenza fiscale
84) Contribuenti Iva trimestrali "per opzione": versamento Iva 3 trimestre
85) Liquidazione e versamento dell'Iva relativa al mese precedente
86) Contribuenti Iva trimestrali (subfornitori): Versamento Iva, riferita al 3 trimestre, relativa alle operazioni derivanti da contratti di subfornitura
87) Soggetti passivi che facilitano, tramite l'uso di un'interfaccia elettronica quale un mercato virtuale, una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, le vendite a distanza di telefoni cellulari, console da gioco, tablet PC e laptop: liquidazione e versamento IVA relativa al mese precedente
88) Enti pubblici con vincolo di tesoreria unica: liquidazione e versamento Iva mese precedente
89) Split payment: versamento dell'IVA derivante da scissione dei pagamenti
90) Soggetti che hanno affidato a terzi la contabilità: Liquidazione e versamento dell'Iva relativa al secondo mese precedente
91) Split payment: versamento dell'IVA derivante da scissione dei pagamenti
92) Split payment: versamento dell'IVA derivante da scissione dei pagamenti
93) Split payment: versamento dell'IVA derivante da scissione dei pagamenti
94) Contribuenti Iva trimestrali "naturali": versamento Iva 3 trimestre
95) Adeguamento alle risultanze degli "Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale" (ISA): versamento in unica soluzione o come 3 rata
96) Adeguamento alle risultanze degli "Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale" (ISA): versamento in unica soluzione o come 4 rata
97) Versamento rata del saldo Iva dovuta in base alla dichiarazione annuale
98) IVA: versamento del saldo 2025
99) IVA: versamento del saldo 2025
100) Versamento 6 rata del saldo IVA 2025
101) Soggetti Ires tenuti a presentare la dichiarazione IVA: versamento 6 rata del saldo IVA 2025
102) Versamento 5 rata del saldo IVA 2025 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
103) Soggetti Ires tenuti a presentare la dichiarazione IVA: versamento 5 rata del saldo IVA 2025 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
104) Associazioni sportive dilettantistiche e soggetti assimilati: versamento Iva 3 trimestre
105) Società "di comodo": versamento 6 rata della maggiorazione del 10,5% dell'aliquota ordinaria dell'Ires
106) Soggetti Ires: versamento saldo 2025 e primo acconto 2026 dell'Ires
107) Società "di comodo": versamento della maggiorazione del 10,5% dell'aliquota ordinaria dell'Ires
108) Soggetti Ires: versamento saldo 2025 e primo acconto 2026 dell'Ires
109) Società "di comodo": versamento della maggiorazione del 10,5% dell'aliquota ordinaria dell'Ires
110) Soggetti Ires: versamento 6 rata a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026 dell'Ires
111) Soggetti Ires: versamento 5 rata a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026 dell'Ires con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
112) Società "di comodo": versamento 5 rata della maggiorazione del 10,5% dell'aliquota ordinaria dell'Ires con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
113) IRAP: versamento primo acconto 2026 e saldo 2025
114) IRAP: versamento primo acconto 2026 e saldo 2025
115) Versamento 6 rata Irap a titolo di primo acconto 2026 e saldo 2025
116) Soggetti Ires tenuti a presentare la dichiarazione IRAP: versamento 6 rata dell'Irap a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026
117) Soggetti Ires tenuti a presentare la dichiarazione IRAP: versamento 5 rata dell'Irap a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
118) Versamento 5 rata Irap a titolo di primo acconto 2026 e saldo 2025 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
119) Versamento dell'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali regionali e comunali sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione
120) Versamento imposta sostitutiva
121) Versamento imposta sostitutiva
122) Regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità: versamento 6 rata del primo acconto 2026 e del saldo 2025 dell'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali regionali e comunali
123) Versamento 6 rata dell'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali regionali e comunali a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026 sui compensi per lezioni private e ripetizioni svolte dai docenti
124) Regime forfetario agevolato: versamento 6 rata imposta sostitutiva
125) Regime forfetario agevolato: versamento 5 rata imposta sostitutiva con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
126) Versamento dell'imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri redditi diversi di cui alle lettere da C-bis) a C-quinquies del comma 1 dell'art. 67 del TUIR (D.P.R. n. 917/1986)
127) Regime forfetario agevolato: versamento imposta sostitutiva
128) Regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità: versamento del primo acconto 2026 e del saldo 2025 dell'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali regionali e comunali
129) Versamento dell'imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri redditi diversi di cui alle lettere da C-bis) a C-quinquies del comma 1 dell'art. 67 del TUIR (D.P.R. n. 917/1986)
130) Regime forfetario agevolato: versamento imposta sostitutiva
131) Regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità: versamento del primo acconto 2026 e del saldo 2025 dell'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali regionali e comunali
132) Versamento 6 rata dell'imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri redditi diversi di cui alle lettere da C-bis) a C-quinquies del comma 1 dell'art. 67 del TUIR (D.P.R. n. 917/1986)
133) Regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità: versamento 5 rata del primo acconto 2026 e del saldo 2025 dell'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali regionali e comunali con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
134) Versamento 5 rata dell'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali regionali e comunali a titolo di saldo 2025 e primo acconto 2026 sui compensi per lezioni private e ripetizioni svolte dai docenti con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
135) Versamento 5 rata dell'imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri redditi diversi di cui alle lettere da C-bis) a C-quinquies del comma 1 dell'art. 67 del TUIR (D.P.R. n. 917/1986) con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo
30 Nov 2026 (20)
1) Tassa Etica: acconto seconda rata o acconto in unica soluzione dell'addizionale all'IRES
2) Tassa Etica: acconto seconda rata o acconto in unica soluzione dell'addizionale all'IRPEF
3) Addizionale Ires per i soggetti che operano nel campo della ricerca e della coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi: acconto seconda rata o acconto in unica soluzione
4) IVIE 2026: Acconto seconda rata o acconto in unica soluzione
5) IVAFE 2026: Acconto seconda rata o acconto in unica soluzione
6) Società fiduciarie: Acconto seconda rata o acconto in unica soluzione dell'IVIE 2026
7) CEDOLARE SECCA 2026: Acconto seconda rata o acconto in unica soluzione
8) Enti non commerciali e agricoltori esonerati: versamento IVA relativa ad acquisti intracomunitari
9) Maggiorazione del 10,5% dell'aliquota ordinaria dell'Ires per le società "non operative": acconto seconda rata o acconto in unica soluzione 2025.
10) IRES: acconto seconda rata o acconto in unica soluzione
11) IRAP 2026: Acconto seconda rata o acconto in unica soluzione
12) IRAP: acconto seconda rata o acconto in unica soluzione
13) Versamento imposta sostitutiva
14) Versamento imposta sostitutiva
15) Imposta sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali regionali e comunali con l'aliquota del 15% sui compensi derivanti dall'attività di lezioni private e ripetizioni svolte dai docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado: Acconto seconda rata o acconto in unica soluzione
16) Imposta sostitutiva sul regime forfetario agevolato: versamento acconto seconda rata o acconto in unica soluzione
17) Imposta sostitutiva sul regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità. Acconto seconda rata o acconto in unica soluzione
18) Enti non commerciali e agricoltori esonerati: presentazione INTRA 12
19) Comunicazione liquidazioni periodiche IVA effettuate nel terzo trimestre solare precedente
20) Soggetti passivi che facilitano, tramite l'uso di un'interfaccia elettronica quale un mercato virtuale, una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, le vendite a distanza di telefoni cellulari, console da gioco, tablet PC e laptop: Comunicazione delle cessioni di beni e prestazione di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato relative al mese precedente (c.d. Esterometro)
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